You are viewing [info]hyddenplace's journal

crampi al cervello [entries|friends|calendar]
sixty minute more or less

[ userinfo | livejournal userinfo ]
[ calendar | livejournal calendar ]

andarsene così [24 Mar 2010|06:57pm]
ho indelebilmente davanti agli occhi il volto di una bellissima ragazza che sorride. ci siamo sempre incrociate in circostanze festose, allegre, frivole.
e io sicuramente non la conoscevo tanto ma a questo punto conta poco. perchè alla fine forse non conosciamo mai davvero le persone, anche quelle più vicine di così. mai fino in fondo. non sappiamo cosa passa loro per la testa. qualcosa deve averti divorato da dentro. non lo hai detto a nessuno, oppure hai minimizzato con te stessa e con tutti. ma oggi lasci tutti senza parole. senza fiato. e senza risposte. ci sentiamo immobilmente inutili. il tuo ragazzo e la tua famiglia, i tuoi più cari amici.. come si fa?
una persona che si toglie la vita non solo lascia nel dolore lacerante chi resta, ma costringe tutti - più o meno vicini ad essa - a riconsiderare tutto. a doversi fermare e fare una botta di conti o un check up interiore. a chiederci anche noi come stiamo. ma come stiamo davvero. se siamo capaci di chiedere aiuto, se lo abbiamo mai dato davvero. cosa ci passa davvero per le testa.  ci lasci senza risposta. a guardare con dolore e con sospetto ai segni, e anche dentro a noi stessi.
spero che almeno tu, in un modo che mi risulta inaccettabile, insensato, e stronzo, l'abbia trovata.
oggi ti dovevi laureare e invece hai deciso così. di andartene. così.

shit list [21 May 2008|02:11pm]
[ mood | pessimistic ]

- piove da lunedì.
- sono arrabbiata con la mamma ma lei non lo sa.
- piove.
- sto saltando yoga spesso e non mi sento in colpa.
- ho un brufolo enorme ma acerbo sulla guancia dx.
- è decisamente passato l'effetto blonde inside.
- piove troppo.
- il numero di capelli bianchi è diventato tale percui devo cominciare a considerare l'idea di tingerli.
- sono in merda coi soldi e lo sarò almeno fino a luglio.
- una persona a cui voglio molto bene ha una malattia degenerativa. è diventato faticoso starle vicino. non tanto per i segni della malattia, che ancora sono lievi, ma perchè non è più possibile essere spontanei. se hai troppi riguardi: stai trattando da malato e non va bene. se ti comporti e tratti normalmente: ti viene prontamente ricordato che si sta avendo a che fare con un malato. a volte penso sia una prova, chi resiste vince. cosa non si sa. io provo a resistere ma a volte faccio fatica eh.
- dovevo andare a roma la prossima settimana per lavoro, ed ero contenta di ciò. e infatti non ci vado più.
- dopo cinque mesi posso affermare con sicurezza che la mia nuova coinquilina è una brutta persona.
- piove ed ho i piedi fradici da stamattina.

per ora è tutto.

dilettanti allo sbaraglio – sowing the seeds of love [23 Oct 2006|11:12am]
[ mood | good ]

something happens and i’m head over heels
i never find out till i’m head over heels
something happens and i’m head over heels
ah don’t take my heart
don’t break my heart
don’t throw it away

quel che veramente ci vuole, signora mia, è una strage. una carneficina di quelle che lasciano tutti senza parole. e allora si che forse, finalmente, tutto sarà davvero pulito a dispetto dei prodotti che predicano bene ma razzolano male. quella pace pulita del mattino presto, quando siamo tutti inermi nei nostri lettini e nei nostri pigiami. pronti per essere azzannati al collo dalla giornata che sta per cominciare, pronti a ricominciare la litania.
un favore a lei, a me stessa, e all’intera umanità. mi creda, qui siamo tutti stanchi, mica solo lei. qui abbiamo cominciato a camminare lungo le pareti, su fino al soffitto e stiamo lì finchè il sangue alla testa ci obbliga a scendere. lei quanto me è stanca di baloccare con questa lanugine che si annida nelle tasche, dica la verità.
una bella carneficina, rosso su bianco, e dopo tutto sarà molto, molto, migliore.
no no, non si preoccupi. la ragazza ‘in ogni dove’ sarà la prima a perire sotto una pioggia di piombo selezionato; ogni singolo proiettile è siglato, classificato, schedulato per essere sparato su di lei. poi, si sa, può succedere la disgrazia. la pallottola vagante. l’esser nel posto sbagliato al momento sbagliato. ma lei la sente questa musica? venga qui, venga a sentire. oserei dire che il momento è propizio, tutto è complice. complice l’odor del tiglio che, si sa, è la miglior droga in circolazione e non provoca croste ne problemi a stare al mondo. complici le lacrime per paure. complice la pelle più liscia che mai a far candida scodella per olive nere il cui nocciolo non può esser tolto ne succhiato ma, non senza imbarazzo a volte, succhia via tutto quel che riesce.
ma che ne vuole sapere lei, lei aspetta solo che qualcuno si sporchi le mani di sangue al posto suo. e non la biasimo, non la biasimo. ‘uccidi il bullo triste e accidioso da non compatire mai più, e l’affamata da non compatire mai. e uccidi chi li ha compatiti perché troppo stolti per stare alla mia tavola a bere il mio vino.’
lo farò. ma ora mi lasci per un attimo ancora qui a lucidare l'arma, ad annusare l'aria, a tastare la carne, a bere questa idea che delicatamente prende forma. poi eseguirò gli ordini, come ho sempre fatto.
per finire, immergersi in abbondante acqua salata e portare a ebollizione. prendere coscienza della sensazione di amore puro che si estende da voi a tutto quel che vi circonda. va bene così.
ammettilo: questa è proprio una bella giornata.

è finita l'estate quando ti fai la prima tazza del tuo tè preferito [20 Sep 2005|06:00pm]
ogni tanto è bello fingere di avere una cosa importantissima da fare e prendere il pomeriggio libero. in realtà la cosa era davvero importantissima, ma probabilmente per il mio capo non lo sarebbe stata. a volte mentire è sacrosanto, oltre che necessario.

non fare domande se non vuoi bugie. (© Marina)
non ho niente di bello da dire o raccontare, e per di più sono di nuovo caduta pesantemente nella fase acquario. per cui: osservo mentre tutto scorre, mi nutro di cibo improbabile, (non faccio la cacca in giro però), e boccheggiando pinneggio nel mio microclima tanto rassicurante. mi si fa notare che le parole così facendo mi marciscono dentro, e non va bene. beh, io sento che se le lasciassi uscire avrei una voce stridula e l'effetto sarebbe come di bilioni di unghie sulla lavagna. il che secondo me peggiorerebbe la situazione. a molti sfugge l'effetto curativo del silenzio. con me ha sempre funzionato. poi in qualche modo spurgo. del resto c'è gente che fra un po' mi aspetto pubblichi una foto del vetrino sul quale la ginecologa ha spatolato la robba dopo il pap test, per dire. ma viva il mondo perchè è vario. (sento già rumore di unghie. visto? l'avevo detto io!) comunque sono al mondo. a me non mi ammazza niente. che poi alla fine le parole escono comunque, anche così. questo posto delle volte funge a mo' di pulizia del viso. quindi una roba che va fatta, senza tanto star lì a menarsela. ecco, fate conto che questa sia una di quelle necessarie - e sadicamente piacevoli - sedute davanti allo specchietto ingranditore per schiacciarsi i punti neri.
ora che hai finito sei paonazza, ma domani sarai un bigiù!

c'è patologia. (© Traco)
vorrei comunque annunciare pubblicamente che sono inesorabilmente caduta nella trappola del nuovo serial. tipo che non rispondo al telefono in corrispondenza di. neanche se mi chiama l'uomo della mia vita. (approposito: dove sei?) e anche mia sorella c'è caduta. ma lei dippiù, mi sa. è in ferie, dall'altra parte del mondo. oggi mi arriva un suo sms e prima ancora di dirmi cose fondamentali come: a) sto bene b) sono a varanasi.. essa mi scrive: MI HAI REGISTRATO DESPERATE HOUSEWIVES VERO???


vi lascio con una foto che mi fa lollare. perchè può cascare il mondo, ma a lollare non rinuncio mai.



© le mie nuove divinità.

banalitè e sconclusionalitè sugli eventi Londinesi [13 Jul 2005|01:07am]
[ mood | sonno ]

ho sentito la mia migliore amica, che vive lassù, che mi ha raccontato un po’ che aria tira. gli inglesi non si sono fermati. subito dal giorno dopo hanno ripreso a far tutto come sempre, salire sugli autobi e la metro compreso. ogni tanto evacuano qualche posto per un allarme, più o meno presunto, poi tutto riprende come prima. le parole che le ho sentito dire più spesso mentre mi raccontava sono: tutto normale, ora è finito, ma si tutto ok, tutto come sempre.
il pensiero comune è che non sia stato un attentato di Al Queida. ossia si pensa più a dei fanatici, schegge autonome dell’estremismo antioccidentale. ma, si dice, di certo una roba organizzata ‘in piccolo’ e probabilmente non legata alle grosse organizzazioni del terrore. anche se l'effetto che fa sulla gente comune è lo stesso. si pensa insomma che chi ha fatto questo attentato l’ha fatto in modo ‘grossolano’, e che deve aver ‘sbagliato’ qualcosa. per il risultato, che forse voleva essere ben più pesante su tutti i fronti. vittime, mercato, semina del terrore ecc. ecc. che insomma quello che è successo a Londra non ha niente a che vedere con gli attentati a New York o a Madrid.

ah. ho visto la Puerta de Atocha, che credevo essere una stazioncina secondaria da sfighi. beh, no. proprio per niente. è La Stazione. ora si accede ai binari previa passata dei bagagli sotto quel nastro tipo aeroporto + perquisa.. che poi uno pensa, beh ormai lì hanno già fatto. non so quanto possa esser concretamente utile. oggi. inoltre, sempre più banalmente, penso che puoi anche voler controllare la gente fino ai peli del culo, ma è impossibile avere un vero controllo nei posti come le stazioni, i mezzi, e in generale nei luoghi dove transita molta gente. è materialmente impossibile. quindi rimangono, e rimarranno sempre, fatalmente tutti tutti tutti cazzi di chi è lì in quel posto a quell’ora.

l’inglese, mentre disquisisce su tutto questo, esce, va a lavorare, a cena, a fare spese. fa tutto come sempre. e ai sondaggi per strada che chiedono se ‘vuole ancora salire sui mezzi o preferisce evitare’ risponde ‘ma certo che voglio continuare a prendere i mezzi, e continuerò a prenderli.’ e li prende.
lì non c’è stato nessun sensazionalismo tragico all’italiana, e nessuna corsa a chi dice il più alto numero di vittime dopo neanche un'ora dal casino, e spara in generale grosse cagate su luoghi e fatti senza in realtà saperne un cazzo. si, proprio come facciamo sempre noi. 90 vittime, 70 vittime, 35 vittime, 10, 1000. sembra una gara a chi piscia più lontano, che però finisce sempre in una gara a chi fa la pisciata più grossa fuori dal vaso. è grave. lo è dal momento che contribuisce a seminare il panico. che c'è già. lo alimenta.

mi chiedo che puttanaio faranno i media italiani quando toccherà proprio all’Italia, se è vero che adesso tocca a noi.

tralascio il fatto ovvio che mi sono cagata sotto quel giorno per l'amica migliore di cui sopra e per altre persone. tipo l'amico che so guidatore di autobus a Londra, e che ho appreso in seguito guida giusto il 30. ha cominciato il turno un'ora dopo rispetto alle esplosioni.

non so, io francamente mi cago sotto. da qui. ma a quanto pare la vita continua più o meno come sempre a Londra. e se da una parte credo sia giusto far così, dall'altra non so se però io saprei convivere davvero con tutto questo. bravi gli inglesi, se ci riescono.

post e/o foto su Madrid la splendida quando mi riprendo, che ancora non.

salendo le scale (2000) [29 Jun 2005|05:18pm]
interessa a tutti capire il senso. spesso bisogna farsi bastare il suono.

se ne andò ringraziando con autentica sincerità, per nulla formale, l’insegnante bionda. per la clemenza. infondo era l’ultimo esame. si sentiva in colpa per aver studiato poco e rimediato un 25 davvero regalato. ma infondo era l’ultimo esame, estetica, e del voto poco le importava. le dispiaceva per l’insegnante però, che l’aveva capito benissimo il suo fare le cose senza impegno. uscita dall’aula prese il corridoio, salutò un po’ di gente, scomparì dentro una sciarpa e uscì.
si chiude un libro se ne apre un altro, pensò. l’inizio di una fine. di un inizio.
inquietudine la pervase non appena si trovò all’esterno. non sapeva decifrarlo ma era palpabile. avrebbe dovuto sentirsi felice per la fine degli esami, ma c’era come un’asperità, al tatto, se provava ad accarezzare questa sensazione. entrò nella cabina telefonica e chiamò la madre per informarla che l’esame era andato. durante il viaggio non pensò a niente, e fece il solito gioco di falciare con un enorme lama tutto quel che vedeva fuori dal finestrino. pensava fosse un gioco originale, ma poi scoprì che in un libro molto famoso veniva fatto lo stesso gioco. chi aveva copiato chi non ha poi molta importanza, quel gioco le piaceva tanto.
arrivò a casa, ritirò le foto, comprò uno dei suoi film preferiti. arrivata sotto casa ebbe il primo pensiero. era quello. quante volte ci aveva pensato. ora era vero. aveva previsto un po' tutto, ma i colori erano decisamente più forti. i suoni molto ovattati. al tatto tutto era molle.
aveva previsto di buttarsi in ginocchio, di avere il cuore dappertutto, la salivazione azzerata, gli occhi di solo iride nero, le corde vocali assenti, la totale perdita della percezione del proprio corpo. e fu così.
ma non poteva immaginare che sarebbe stata così piacevolmente tiepida da baciare la pelle di un morto.
salendo le scale, fu l'inizio della fine. di un inizio.

tacete voi, e fate le spine (1981) [22 Jun 2005|01:22pm]
stumbata sono io. di solito vivo su di un gradino, ed è lì che passo la maggior parte delle mie giornate. ho una gamba malmessa ma posso ugualmente andare dove voglio, con lentezza. perché non c’è fretta, le strade le so. e se non le so, me le invento. il mio passatempo preferito è fissare il sole fino a diventare come cieca. e dare testate. la notte do le testate alle porte, ai portoni, ai cancelli, ai bidoni. ed entro. per questo mi chiamo così. mi hanno avvelenato quattro volte, ma incredibilmente sono sopravvissuta a tutte e quattro. erba cattiva. il mio manto è nero, con una sola macchia bianca sul petto. un tovagliolo per non sporcarmi, un potenziale bersaglio da colpire quando giro la testa per via di un rumore che mi dilata le pupille.
con una delle mie testate sono capitata a casa di Adele un mese fa. appena mi ha visto mi ha corso dietro con la scopa imprecando, ma poi ha preparato una ciotola con della pasta avanzata. e allora sono uscita allo scoperto. non si sta male a casa sua, ma prima o poi andrò via anche da qui. Adele vive col figlio, sua moglie, e i loro ragazzi. li guardo e penso che questi due basta che si diano un’occhiata per concepirne uno. dei loro figli la mia preferita è Giovanna, perché non mi tira la coda e perchè anche se sono malmessa mi guarda come se fossi bella. una volta sono andata a nascondermi sotto al letto matrimoniale e lei era lì. immobile, con un sandalino slacciato e la polvere nei capelli. avrei voluto chiederle cosa ci facesse lì, ma mi guardò come a supplicare complicità. quindi non emisi il benché minimo verso, misi le zampe sotto a sparire come le ruote di un aereo che ha decollato, e socchiusi gli occhi. in mano teneva una foto a colori raffigurante alcune persone che presumo fossero suoi parenti, ma non li avevo mai visti in casa. nell’angolo in alto a sinistra della foto, c’era l’impronta profonda dei dentini. l'impronta della rabbia. aveva morsicato la foto come si morde un cuscino. da quel momento ci troviamo spesso lì, sotto al letto. io ci vado per evitare ramazzate per qualche marachella.. ma lei, davvero, non so cosa ci va a fare sotto il letto dei suoi genitori. sta a fissare la rete del letto. fa disegni invisibili col dito attraverso le maglie della rete. è tranquilla, ubbidiente, gioca per conto suo o con i fratelli, mangia tutto, si veste senza storie, rincasa in orario, va bene a scuola. eppure, anche per lei, esiste il castigo.

that's me in the corner [20 May 2005|06:04pm]
[ mood | sigh (heil) ]

per quando mi perdo.
grazie.

controviali - ego ballad [26 Mar 2005|06:22pm]
i peni non sono stati fatti per correre*

stamane mi ha svegliato il postino, che ha suonato non due ma ben tre volte. però non gli ho aperto. se qualcuno mi telefona o suona il campanello e mi sveglio in quel momento io non devo rispondere. non posso. odio dover interagire con chiunque da appena sveglia. ma non è che odio la gente, odio me perchè da appena sveglia non capisco assolutamente niente. ed è perciò inutile interagire con me in quel momento, se ci si aspetta risposte o comportamenti pertinenti. mi si dovrebbe ripetere ciò che è stato detto, dopo un po', quando sono in grado di capire il significato dei lemmi. e poi rischio di fare cazzate. se fosse stato un testimone di geova alla porta, ad es., e avessi aperto, mi avrebbe abbindolato e convinto ad aderire al loro credo. ma non posso! non posso! io sono favorevole alle trasfusioni di sangue e inoltre ho messo a disposizione i miei organi per trapianti, ricerca, e teletrasporto. e poi credo solo nei prossimi cinque minuti, quindi non posso proprio permettere che accada. percui non ho aperto al postino. e ho fatto male, perchè dopo ho scoperto che era un'assicurata che probabilmente conteneva il mio bancomat nuovo; così dovrò smenarmi fino in posta per andare a prenderlo. un nuovo codice da imparare a memoria da aggiungere agli altri ennemila. da un paio di settimane sono senza la tesserina magica. e anche se per vicissitudini professionali so benissimo cosa è successo al mio bancomat e le possibili cause, ci sono rimasta di merda. si, perchè a me queste cose capitano sempre. non sempre magari, ma spesso. e sempre quando non è proprio il caso. e ci rimedio alla fine, ma delle volte mi chiedo cosa ho fatto di male all'universo. perchè a me tutte queste rotture di maroni. giuro che non esagero. pure il telefono fisso s'era rotto improvvisamente, qualche giorno prima. qualcuno sotto alla centralina ha fatto dei lavori e mi ha spostato e danneggiato dei cavi. voglio dire, con tanti cavi, perchè proprio i miei? c'è un ufficio smistamento per queste cose? possibile che sia sempre la prima in graduatoria? sul fatto che il destino è un figlio di puttana potrei scrivere interi tomi, quindi dopo aver sbuffato e vinto un contest di bestemmia creativa, non mi resta altro che prendere atto e amen. no però lo devo dire perchè più lo racconto più non sembra vero e ciò mi aiuta ad elaborare. allora. questa settimana sono fuori città per lavoro. nel mio stesso albergo c'è una persona che non vive nella mia città, ne in quella dell'albergo, ma che conosco e che non vedo da tipo cinque anni. e non volevo rivederla, oltre a non potermi aspettare che accadesse. ma questa persona era lì, nel mio stesso albergo, negli stessi giorni, in una città che non è la città di nessuno dei due. con tutti i rimescoli di memoria annessi che la visione scatena. che sono poi quelli di cui non avevo nessunissima esigenza e voglia. ovviamente si tratta di un portatore di pene con cui ebbi a che fare, nonchè colui che mi ha aiutato, forse più di tutti, a diventare una malata terminale per quanto riguarda la sindrome da abbandono con conseguente diffidenza cronica nei confronti dell'umanità. no, non volevo rivederlo. e ho fatto di tutto perchè non mi vedesse. ce l'ho fatta, credo.
boh, più ci penso più mi sembra assurdo. ma sto cominciando ad (auto)convincermi che forse ho fatto un brutto sogno o avuto uno sgradevole miraggio per via del riscaldamento a manetta in albergo.

ho fatto un brutto sogno! posso dormire nel lettone con voi? posso chiamare anche Fufi? Fuuufiiii!! buognagnottè!
(sorrido sempre quando vedo questo spot. escluso Fufi, da piccola facevo la stessa identica cosa con i miei. immagino di non essere l'unica, ma dicevo buonanotte esattamente nello stesso modo.)

comunque ora ho il cervello azzerato. oggi mi vizio. parlare di me, fare cose per me. ripetere 'me' e 'io' un numero esagerato di volte e in qualsiasi occasione. sono andata a pranzo fuori, per cominciare. mi sono comperata la carta aromatica e la casa è profumata di quel profumo buono. ho messo su Lollipop, che mi mette allegrezza e voglia di andare a scoprire cadaveri lungo il fiume e avere una storia da raccontare. e avere dei segreti veri. o scoprire dei tesori veri. come quelli dei bambini. insomma, è bello essere a casa. Micheal Bublè è un sopravvalutato ragazzetto tarchiatello. ma c'ha ragione.

siccome oggi è l'ego day, non lo sapevate?, ne approfitto per fargli prendere aria. il mio ego è di media taglia. lo tengo al guinzaglio, ma come tutte le creature del signore ogni tanto va lasciato correre libero per prati.
quindi una entry degna di un vero blog.

*l'ho letta in un libro e mi sembrava un buon sottotitolo.

Irina e le altre [21 Feb 2005|06:32pm]
il micro-macro-cosmo delle badanti ucraine mi affascina come fenomeno sociale ma anche estetico. le osservo più che posso. la domenica è il giorno migliore, escono a sciami. deve essere un po' per tutte la giornata libera. si trovano in città. c'è chi ci lavora, oppure c'è chi lavora in un paese e la domenica mattina di buon'ora prende i mezzi e si reca in città. è appunto sui mezzi che le incontro, andando o tornando, ma non solo. quindi il giorno libero è fatto per andare in giro e vedere negozi, bere la cioccolata calda con le amiche colleghe conterranee, fumare sigarette, parlare finalmente la propria lingua, e infine staccare da una vita che una 'ragazza' in genere non sogna.. ma che per cause di forza maggiore le è toccata. la domenica le badanti si vestono bene, anzi.. mettono i loro capi migliori. sono sicura, le ho viste, che sul lavoro non si vestano mai così, preferendo completini in pile con orrende fantasie cachemire e affini. ma non la domenica. la domenica si sfoggia. i capelli sono in perfetta piega, lo smalto di colore forte, i tacchi. un po' derrick, ma con un tocco pop. come se quel giorno dovessero giocarsi tutto. che non si sa mai, chi incontri la domenica in giro. sia mai che mi capita l'Incontro affinchè sta vita a pulire culi grinzi finisca.. e io non sono in ordine. (ma questa è una mia interpretazione, probabilmente sbagliata. magari vogliono essere belle per loro stesse, o per far invidia alle altre, o sticazziland. sono donne.)
Irina era, è, una bella donna sui quaranta. e pure molto brava. massaggiò sapientemente le gambe e la schiena di mia nonna ogni giorno, e in due settimane riuscì a farle sparire le piaghe da decubito che le aveva procurato il soggiorno prolungato in ospedale. Irina la chiamava Maria, e a mia nonna piaceva. le piaceva esser chiamata col suo primo nome.. quasi nessuno lo faceva. una domenica Irina tornò a casa dal suo giorno libero un po' brilla. mia zia si arrabbiò moltissimo con lei e - mia zia, le voglio bene, ma è una persona terribile per certi versi - da lì la prese male e la guardò sempre con sospetto qualsiasi cosa facesse. ma Irina era brava davvero, invece. Irina ogni tanto piangeva, di nascosto oppure in presenza di mia mamma perchè mia mamma ha il dono naturale di piacere a tutti e di mettere le persone a proprio agio. piangeva perchè le mancava suo figlio. però questa lontananza era necessaria perchè a lavorare in italia si guadagna abbastanza per spedire a casa una discreta cifra utile a mantenerlo e farlo studiare. adesso passa, diceva. non lo vedeva da oltre un anno. e pianse quando Maria un giorno, finito il suo pasto, smise di respirare.
'sai il mio lavoro è triste. perchè quando lo comincio so già perchè finirà. a volte mi affeziono, a volte no. ma il mio è un lavoro triste.'
buona domenica Irina.

alla fine è come andare all'ikea [29 Jan 2005|08:31pm]
[ mood | calm ]

sono stata ad arte fiera, dopo tipo sette otto anni che non andavo. il che dimostra che l'insano piacere per le cose rompicoglioni e molto stancanti non mi è mai del tutto passato. ci sono andata perchè entravo gratis, lo ammetto. e poi geniale l'idea di saltare due padiglioni e vedere direttamente i due di arte contemporanea. così non mi sono stancata troppo, e ho visto quel che mi interessava di più. comunque mi devo ricordare: foto di una certa Claudia qualcosa ma me lo sono scritto, e di Andrea Facco. che mi son piaciuti. e poi una locandina che ho rabbato rossa e nera che me la appendo con scritto i just don't know what to do with myself, e ovviamente dopo ho canticchiato mentalmente la canzone per tutto il tempo. in realtà anche adesso. cioè non va più via. e comunque anche a distanza di tempo voglio sempre bene a Franko B., di fronte al sangue che versa non mi impressiono mai. è sangue vero, il suo. mi piace come cosa per motivi non strettamente correlati all'arte. o forse è perchè l'ho sentito parlare e raramente ho sentito parole più consapevoli. peccato che la gente per lo più dica che è un pazzo che si dissangua e liquidi la faccenda. tipo quelli che di fronte a un qualsiasi quadro non figurativo/astratto/robe strane - e io non amo molto l'astrattismo, anzi - dice 'beh questo lo potevo fare anche io'. bene, bravo. chiediti perchè non l'hai fatto, ammesso che ti interessi stare a sentire la tua stessa risposta. il naso è un ostacolo insormontabile per la vista, delle volte.

e adesso posso uscire col mio cartone giapponese preferito.
ogni tanto bisognerà pure usarlo come fosse un diario, sto coso.

i meme mi fanno venire voglia di fumare il crack, eppure [16 Dec 2004|06:40pm]
oggi ho scoperto che di due gemelli quello che esce prima è il più giovane.
ma quante non ne so. su questa amara constatazione vado a far la spesa.
27 | biribì

l'importante è finire [22 Aug 2004|06:07pm]
[tutte le parole che pensiamo e non diciamo, dove vanno a finire? tutte le rapide del sangue che schiviamo col giubotto di salvataggio dove vanno a placarsi? se non passassimo così tanto tempo della nostra esistenza a pensare che qualcosa andrà male, saremmo esseri più felici? lo saremmo davvero? mi chiedo in quale grumosa forma vada ad ammassarsi tutto quel che non si vive, e dove.]

18 di 300 foto scattate. niente di che, io le trovo belline.
forse perchè c'ero, quindi non vale.

dov'ero )

quotidianitè [29 Jul 2004|01:21am]
[ mood | calm ]

Angela la vedo tutte le mattine, o quasi. percorriamo assieme la strada da qui al lavoro, al ritorno no perchè lei smette prima. Angela come me è l'ultima nata in una famiglia numerosa. Angela è sposata ed ha un bambina di quasi due anni di nome Sofia. Angela ha fatto i boy scout e li ha frequentati fino a quando è diventata una ragazza. è lì che Angela ha conosciuto Mattia, suo marito. Angela ha un forte senso del dovere sul lavoro, ma glielo hanno ammazzato. Angela si lamenta, assieme a me, del posto dove lavoriamo. per fare conversazione, ma anche perchè effettivamente c'è di che lamentarsi. come spesso accade sul lavoro, del resto. non siamo nello stesso ufficio ma lavoriamo nello stesso posto. Angela, ogni tanto, se la ride mentre mi fa pesare che nel periodo in cui invece eravamo nello stesso ufficio io avevo le cuffie. e lei si sentiva cretina a parlare da sola, accorgendosi che io non la stavo ascoltando. Angela esagera sempre un po'. Angela ha idee molto diverse da me, ma posso parlare delle mie con lei. crede in Dio e va spesso in chiesa. crede nel suo matrimonio come qualcosa di vero e importante, una cosa da portare avanti sempre col massimo impegno. ed è molto severa con chi a questo impegno viene meno. nessuno ti obbliga a sposarti, dice. non ha tutti i torti. Angela porta rancore. Angela taglia giudizi affilati che spesso mi danno fastidio. Angela se ti prende male non c'è niente da fare. ti ha battezzato, e non c'è niente che tu possa fare o dire. basta anche una frase detta male, alle sue orecchie, e sei fottuto. croce sopra. Angela è meno moralista di quanto uno possa pensare in realtà, quando vuole. Angela ama le cose semplici ma fatte bene, è esigente. Angela cucina molto bene e sogna di aprire un ristorante. Angela non ama le smancerie, e se per una congiunzione astrale rara le fa.. è goffa. io e Angela non ci baciamo nelle occasioni in cui ci si da due baci per salutarsi, perchè va bene così. Angela è selvatica e permalosa, dice un sacco di parolacce.. specie quando guida. Angela è una persona difficile da avvicinare. Angela si lamenta da mesi. che è stanca di alzarsi, portare la bimba all'asilo, far venire le 15 e tornare a casa senza aver concluso niente di che e frustrarsi per questo, con tutto quel che ha da fare a casa. al lavoro la mobbano, credo si possa dire così. Angela era una che lavorava anche 12 ore al giorno. ora non più perchè si sente presa in giro, ed ha ragione. poi capisci perchè Angela è così, anche da questo. Angela ha una madre dura che le ha insegnato ad essere poco morbida. o ad esserlo solo con chi vuole lei. e sono sicura che sono ben poche persone. forse lo è completamente solo con la sua piccola. quando mi parla di sua madre le viene una faccia seria seria. Angela ha una famiglia strana, sono persone strane, hanno comportamenti fra loro davvero strani. Angela in negativo è tutto quel che ho detto ed altro, ma non con me. Angela con me è premurosa, a volte materna. Angela mi chiede come sto e cosa faccio. Angela mi manda gli annunci e mi segnala una libreria in vendita perchè una volta le dissi che mi sarebbe piaciuto aprire una libreria o un negozio di dischi. con trentamila euro è tua la libreria, dai. ti ci vedrei bene, dice Angela, che ora sei giovane.. altrimenti la tua energia è sprecata. dovresti metterla in qualcosa che ti piace davvero. in realtà non è che ci sia tanta differenza di età fra me e lei, saranno 3 anni, ma sembra che io sia più giovane rispetto ai pochi anni che di fatto ci separano. Angela mi ha spiegato perchè spesso mi sento fuori posto, o di troppo. e l'ha fatto in due parole, che non mi scorderò. io ad Angela vado bene, e penso che mi voglia un po' bene. non ho ancora capito perchè. forse perchè una volta l'ho fatta piangere dal ridere dicendo qualcosa che non mi ricordo più. ogni tanto mi tira fuori questa cosa e mi dice dai dillo ancora! ma io non mi ricordo, sarà stata sicuramente una stronzata. oppure è una questione di muso, non so. Angela la guardavo ieri. di solito quando prendiamo il 27 per il centro non ci sediamo mai, e se si libera un posto lei lo cede a me perchè lei le fa schifo sedersi. c'ha un po' ragione perchè il 27 è veramente lercio, ma io ho il culo pesante e se trovo mi siedo. ieri c'erano due posti e ci siamo sedute entrambe, una di fronte all'altra. insonnolite non abbiamo parlato tranne che per salutarci, visto che lei scende prima di me, ma io da dietro gli occhiali da sole l'ho guardata tutto il tempo. non so perchè, è una faccia che vedo tutti i giorni. la guardavo di più, così, senza motivo. stamattina parliamo delle solite cose, e dopo l'ennesimo suo racconto di insoddisfazione in ufficio e al mio solito 'Angela, allora? quando cacchio ti decidi a stare a casa?!' (e con questo io e lei ci siamo intese) lei mi dice 'eh, infatti ci sto. e non torno più dopo, mi sa. ho finito il terzo mese. ma tu lo sapevi già che sono incinta, vero?'. lo sa suo marito, due amiche che vivono lontane, e io. basta. ai suoi non l'ha detto, avrà i suoi motivi strani per fare così. si Angela, lo sapevo anche se non lo sapevo. forse era per quello che ti guardavo così. ieri, sul 27.

[06 Feb 2004|02:07pm]
[ mood | ho da gomitare ma devo lavorare ]

c'è un omino sotto il portico quì di fronte che è da stamattina alle 9 che suona Besame Mucho col sax.
se non cambia pezzo credo che andrò a dirgli quanto è bravo. con una sparachiodi.

41 | biribì

violenza domestica [14 Jan 2004|12:25pm]
[ mood | brutti presentimenti ]

pupo vs barzotto il bambolotto
30 | biribì

[11 Jan 2004|02:13pm]

Khorakhane' (a forza di essere vento)

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finchè un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio


Cvava sero po tute Poserò la testa sulla tua spalla
i kerava e farò
jek sano ot mori un sogno di mare
i taha jek jak kon kasta e domani un fuoco di legna


vasu ti baro nebo perché l'aria azzurra
avi ker diventi casa
kon ovla so mutavia chi sarà a raccontare
kon ovla chi sarà


ovla kon ascovi sarà chi rimane
me gava palan ladi io seguirò questo migrare
me gava seguirò
palan bura ot croiuti questa corrente di ali

a capulary hint of red [29 Nov 2003|01:30pm]
todo se ha aprendido es inaplicable )

[29 Oct 2003|12:58am]
[ mood | amused ]

"Tutto quello che so è che alle 13000h ho messo una Coppa di Budino Hunt nel frigo residenti, come mi è stato detto di fare e bla-bla-bla, e alle 1430h scendo bello pronto per il budino che ho pagato con i miei soldi e il budino non c'è e arriva Mc Dade tutto preoccupato e si offre di aiutarmi a cercarlo e bla-bla-bla, e tutto bene solo che questo gran figlio di puttana ha un grosso pezzo di budino sul mento."

13 | biribì

yawn [15 Oct 2003|06:28pm]
When you are alone, the irritation of being disturbed can induce states of mind of great violence and predispose you to boorish behaviour. I accept that. But that wasn't what I experienced at all. I was rather bored with being on my own and the chance arrival of this fellow traveller pleased me at first. He settled down opposite, after carefully depositing his hand luggage in the rack... He was a large man, his appearance was course, and his greasy and slick ugliness soon aroused my animosity. A few moments later, as I looked at him, I felt an insurmountable disgust. He sprawled heavily across the cushions, his legs apart and each jolt of the train caused his enormous belly to tremble and revolve like a revolting blob of gelatine. He seemed to be hot, taking off his hat and disgustingly wiping his brow, which was low, wrinkled, and eaten away like a leper's, and with short sparese and sticky hair. His face was just a mass of fat; his triple chin, a slack necktie of soft flesh, bobbed above his chest. To get away from this disagreeable sight, I chose to observe the landscape, striving to completely abstract myself away from this unwelcome companion. An hour passed... And when curiosity became stronger than my will power, and brought my gaze back to him. I saw that he had fallen into a deep and disgusting sleep. He slept, sunk into himself, head hanging and swinging on his shoulders, and his fat swollen hands rested, completely open, on the slope of his thighs. I noticed that his round eyes protruded from beneath folded eyelids in the centre of which, though a fissure, appeared a small corner of bluish pupils, a bit like an acchymosis on a morsel of flabby veal. What sudden madness crossed my mind? Actually, I don't know...for though murder had often tempted me, it had remained in an embryonic state of desire and had never yet taken the precise form of a gesture or an action... can I believe that the ignominious ugliness of this man could have alone determined such a gesture and such an action? No, it had a more profound cause that I remain unaware of... I rose softly and approached the sleeper, hands apart, but also clenched and intense, as though about to perform a strangling.

navigation
[ viewing | most recent entries ]
[ go | earlier ]